A cura di Amerigo De Cesari, Commendatore dell’Ordine e Commendatario della Commanderia “Sancti Petri”

L'arresto del Gran Maestro Jacques de Molay

L’arresto del Gran Maestro Jacques de Molay

Nel 1306 Filippo IV° di Francia, soprannominato Filippo “il Bello”, smaniava per sbarazzarsi dai Cavalieri Templari poiché non riusciva ad assoggettarli al suo controllo e perché erano indomabili, arroganti, efficienti, perfettamente addestrati e davano vita ad un esercito professionistico, forte e meglio organizzato di quello che lui avesse mai sperato di avere ma, e soprattutto, erano ricchi, al punto che il Re e la Francia dovevano all’Ordine ingenti quantità di danaro. Inoltre, non dimenticava che quando chiese l’ammissione all’Ordine come postulante, aveva subito l’affronto di essere respinto. Per poter operare contro i Templari, Filippo il Bello necessitava dell’appoggio del Papa, al quale i templari dovevano obbedienza. A questo scopo, tra il 1303 ed il 1305, Il Re francese ed i suoi ministri riuscirono a sequestrare ed a far morire il Papa Bonifacio VIII° e ad assassinare, con il veleno, il successivo Benedetto XI°.
Nel 1305, Filippo il Bello riuscì a far eleggere Papa il suo candidato, l’arcivescovo di Bordeaux, che assunse il nome di Clemente V°. Questo Papa doveva troppo al Re per potersi opporre agli ordini dello stesso, ordini che includevano la soppressione dell’Ordine dei Templari.
A quel punto Filippo IV°, in base a confessioni rilasciate volontariamente da un sedicente Templare rinnegato ed in parte a dichiarazioni rilasciate da sue spie infiltrate nell’Ordine, compilò un elenco di capi d’accusa.
All’alba di venerdì 13 ottobre 1307, senza l’autorizzazione del Papa, in tutta la Francia i Templari di Francia vennero catturati e posti in stato di arresto dagli uomini del Re, le loro Commanderies sequestrate ed i loro beni confiscati.
Ma anche se l’operazione a sorpresa riuscì al Re (almeno, in apparenza, così sembra), a Filippo IV° sfuggì quello che più gi interessava: il tesoro dei Templari.
Nel marzo del 1314, dopo la bolla di sospensione dell’ordine, firmata senza il consenso dei cardinali, da Clemente V° nel 1312, il Gran maestro Jacques de Molay ed il Precettore della Normandia Geoffroi de Charnay, su ordine espresso di Filippo IV°, furono arsi a fuoco lento.

Ma fu questa la fine dei Cavalieri Templari?

Vediamo cosa successe a partire dalla terribile alba del 13 ottobre 1307:

In Francia il destino dei Templari catturati dai Siniscalchi di Filippo IV° era segnato: il Re li perseguitò con estrema ferocia. Molti furono condannati al rogo ed arsi vivi. Altri furono torturati e condannati al carcere a vita. Ma l’attacco a sorpresa ai Templari, molto probabilmente, non fu la sorpresa che il Re si aspettava. È molto più credibile che un Ordine così potente, avesse le proprie spie all’interno del Palazzo e che i Templari fossero stati informati di ciò che si stava preparando, anche se, forse, non credevano che il Re sarebbe arrivato all’efferatezza dimostrata in seguito, oltre alla fiducia che riservavano in un intervento protettore dell’Ordine da parte del Papa. L’Ordine potrebbe stato avvertito dell’imminente azione di repressione tramite Jean de Joinville, Siniscalco dello Champagne, che doveva aver ricevuto dal Re Filippo il Bello l’ordine segreto di effettuare gli arresti dei Cavalieri. È dato di fatto che Jean de Joinville era un simpatizzante dei Templari e che suo zio Andrè, era stato Cavaliere Templare e precettore della Precettoria di Payns dal 1260 al 1270. Si sa anche che Jean de Joinville organizzò una Lega tra nobili per contrastare gli eccessi del Re francese contro l’Ordine. Lega che divenne superflua per l’improvvisa morte di Filippo IV°.
Ad esempio molti dei libri, registi e documenti dei Templari, poco prima dell’alba del 13 ottobre, per ordine del Gran Maestro Jacques de Molay, furono distrutti.
A tutte le commanderies francesi fu inviata una comunicazione ufficiale, che ordinava ai Cavalieri di non rivelare nessuna informazione sui riti e le tradizioni templari.
È, inoltre, un dato di fatto che tutti i Cavalieri Templari si arresero agli uomini del Re senza opporre alcuna resistenza, cosa molto inconsueta per dei combattenti allenati ed organizzati.
È altresì vero che su una forza, nella sola Francia, di varie migliaia di Cavalieri, solo alcune centinaia caddero nelle mani dei siniscalchi reali (circa 250, secondo gli atti del processo conservati a Parigi).

Esistono, inoltre, prove convincenti della fuga organizzata di un gruppo di Cavalieri, così come della scomparsa delle 18 galee (l’intera flotta templare) dal porto di La Rochelle. Alcune voci insistenti, anche se non confermate, affermano che il tesoro del Tempio sarebbe stato portato via da Parigi durante la notte precedente gli arresti. Sempre queste voci il tesoro fu trasportato su carri fino al porto de La Rochelle e caricato sulle navi templari.
Infine come compare in un atto ufficiale, nel 1308 settantadue Templari furono condotti a Poitiers per rendere testimonianza davanti a Papa Clemente V°. Il numero dei Cavalieri è indicato nella Bolla pontificia “Faciens misericordiam”. Anche se non tutte le trascrizioni delle deposizioni sono giunte fino a noi, una di queste, quella di Jean de Chalons, riporta che Gérard de Villers era stato preavvertito degli imminenti arresti e che era fuggito dal Tempio con 50 Cavalieri ed era salpato su 18 navi dell’Ordine. Aggiunse anche che Hugues de Câlons era fuggito con tutto il Tesoro di Hugues de Peraud (cum toto thesauro fratris Hugonis de Peraudo). Vi sono vari indizi che confermano la deposizione.
Nel 1307, quando lo stesso Re, accompagnato dagli ufficiali incaricati degli arresti, prese il Tempio di Parigi, non trovarono né i il danaro, né i documenti, né il tesoriere dell’Ordine, Hugues de Peraud, che aveva come subordinato Gérard de Villers il responsabile del Tempio in Francia.
Quando i Templari furono arrestati all’alba del 13 ottobre, alcuni non erano presenti e vennero catturati dopo qualche giorno. Tra coloro che vennero presi più tardi figurano Gérard de Villers ed Hugues de Câlons

L’ipotesi della fuga della flotta Templare è suffragata dal fatto che nessun documento, parla della cattura di navi di proprietà dell’Ordine.

Nella Lorena, a quell’epoca parte della Germania, i Templari ebbero l’appoggio del Duca di Lorena (lo stesso casato di Goffredo di Buglione, di suo fratello Baldovino I° Re di Gerusalemme e della Zia Matilde, nomi importanti e ricorrenti nella storia templare). Alcuni Cavalieri furono processati ma assolti con formula piena.
Altri seguirono l’ordine del loro Maestro che impose loro di tagliarsi la barba, d’indossare abiti secolari e di mimetizzarsi tra la popolazione.

Nella Germania vera e propria, i Templari sfidarono apertamente i loro giudici, minacciandoli di prendere le armi. I giudici, intimoriti, li assolsero tutti. Nel 1312, quando l’ordine fu sospeso, molti Templari tedeschi entrarono negli Ospedalieri di San Giovanni, o nei Cavalieri Teutonici.

In Portogallo l’Ordine fu scagionato da un’inchiesta e si limitò a modificare, con autorizzazione papale, il proprio nome in “Cavalieri di Cristo”, dedicandosi principalmente alla navigazione. Vasco de Gama, il famoso navigatore, era un Cavaliere di Cristo ed il Principe Enrico il Navigatore era Gran Maestro dell’Ordine.
Le navi dei Cavalieri di Cristo, avevano sulle vele la tradizionale Croce Patente dei Templari. La stessa che ornava le vele delle Caravelle di Cristoforo Colombo (Cristoforo Colombo che aveva sposato la figlia di un ex Cavaliere di Cristo, ebbe modo di studiare le carte ed i diari del suocero.)

In Spagna i Templari resistettero ai loro persecutori e trovarono ospitalità in altri ordini.

In Italia si hanno notizie di sporadiche e limitate persecuzioni dell’Ordine del Tempio. Anzi, secondo la lettura del “Ragionamento Storico” del dotto Abb. Telesforo Bini, davanti alla “Reale Accademia di Lucca”, di cui era socio ordinario, avvenuta nel giorno 27 di agosto del 1838, in quel territorio si ebbero notizie della Magione templare, o dei Temperi Lucensis, ben oltre la data di scioglimento dell’Ordine.

In Inghilterra Edoardo II°, genero di Filippo il Bello, in un primo tempo insorse in difesa dei Templari, poi, sotto le pressioni del Re di Francia e di Papa Clemente V°, accolse le richieste del suocero e del Papa, ma solo parzialmente e senza eccessivo impegno.
In Inghilterra i Templari ebbero tutto il tempo di fuggire, specialmente verso la più ospitale Scozia, e quelli che furono arrestati subirono lievi condanne, spesso scontarono pochi anni di penitenza in comode Abbazie e Monasteri.

In Scozia l’Ordine non fu mai sciolto poiché, al momento delle Bolle papali la Scozia era in guerra contro l’Inghilterra.
Molti Templari francesi ed inglesi trovarono comodo rifugio nel regno scozzese.
È certo che un contingente templare, nel 1314 combatte la battaglia di Bonnokburn a fianco di Robert Bruce.
Nella battaglia di Killiekranke del 1689, combattuta dagli scozzesi, sostenitori della casa reale Stuart, contro le forze dell’usurpatore Guglielmo d’Orange, sul cadavere del Visconte di Dundee, John Cloverhouse, fu trovata la Gran Croce dell’Ordine del Tempio, un’insegna risalente al 1307.

Da tutto questo si evince che, nonostante la persecuzione ordinata da Filippo IV° di Francia, la sospensione dell’Ordine sentenziato da Clemente V° ed il martirio sul rogo del Maestro Generale, l’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme è sopravvissuto attraverso i secoli.

(luglio 2019)