A cura di Massimo Vanni, Grand’Ufficiale dell’Ordine, Gran Cerimoniere e Commendatario della Commanderia “Nostra Signora di Fatima”

Il Tempio di Salomone

La storia dei Templari, sia per le loro origini, sia per il loro improvviso, rapido e sconvolgente tramonto, è stata per lungo tempo costellata di equivoci e di contraddizioni. Pochi studiosi “penetrando la luce di quella verità che suole tenersi celata tra le tenebre dell’ignoranza e del fanatismo” hanno cercato di dare il volto a questi monaci-soldati i quali, ammesso e non concesso fossero la feccia peggiore della terra, hanno un unico pregio, lasciarono un’impronta duratura nel tempo e nei secoli: lo Spirito del Tempio.

L’ordine fu fondato a Gerusalemme nel 1118, Papa Urbano II si era reso conto che i crociati perdendo mordente e fede, perdevano pure le battaglie.

Un nobile francese, Ugo de Payens (per alcuni storici Ugo dei Pagani), capì la necessità di creare un organismo capace di difendere i luoghi Santi e proteggere i pellegrini, e radunò un drappello di nove cavalieri della Borgogna e della Champagne.

Non dimentichiamo che nelle crociate i vari Re che vi parteciparono pensavano più a lotte intestine che a combattere il nemico.

In Gerusalemme il Re Baldovino II donò ai poveri soldati di Cristo un’ala del suo palazzo, che sorgeva sulle fondamenta del Tempio di Salomone, e da qui il nome Templari.

In seguito, Ugo de Paynes che, insieme ai suoi otto cavalieri, aveva dimostrato il valore di questi cavalieri, diventarono talmente considerati e apprezzati che Principi, Prelati e ricchi fedeli non esitarono a proteggerli e a dar loro privilegi e donazioni. Il Patriarca di Gerusalemme e il Re Baldovino si raccomandarono al Papa Onorio II affinché riconoscesse l’ordine dei Templari e la regola: obbedienza, amore in Cristo, povertà e castità.

Nel Gennaio 1118 l’abate dei cistercensi Bernardo di Chiaravalle mise tutto il suo zelo nel patrocinare i Templari al Concilio di Troyes. Il rappresentante del Papa, Card. Matteo di Albano, gli arcivescovi di Reims e di Sens, i dieci vescovi e gli otto abati cistercensi che formavano il Concilio approvarono la regola dell’Ordine, che era stata ispirata da Bernardo, e decretarono il riconoscimento ufficiale dell’Ordine.

Alcuni articoli fissano l’obbligo di ascoltare la Messa mattutina, la preghiera prima e dopo i pasti, l’astinenza al venerdì, l’obbedienza ai superiori, l’amore per il prossimo, ecc..

Nel 1139 Innocenzo II con la Bolla “Omne Datum Optimun” concede ai Templari diversi privilegi.
a) Pone l’ordine sotto la protezione della Santa Sede, sottraendolo all’autorità dei singoli vescovi.
b) Concede la facoltà di costruire delle cappelle.

Per incrementare i privilegi dei Templari, nel 1144 per Papa Celestino II emettere la nuova Bolla “Milites Templi”. Con questa bolla il Papa permetteva ai Templari, una volta all’anno, di raccogliere questue e sollecitare elemosine. Permetteva inoltre ai cappellani dei Templari di celebrare le messe in regioni o città proibite “per l’onore e riverenza della loro cavalleria”.

Tutti questi fattori permisero ai Templari di raggiungere una potenza economica mai vista in quei tempi. Non mi soffermerò di proposito sulla loro partecipazione alle successive crociate, alle alleanze e alle rotture con i vari Imperatori, ma fu la loro fedeltà assoluta alla Chiesa di Roma che provocò appunto rotture con Re e Imperatori in un primo momento alleati.

Procedendo con la ricostruzione storica, arriviamo in Francia, precisamente a Parigi, dove i Templari, con la fine del Regno di Gerusalemme e la ritirata da San Giovanni d’Acri, avevano trasferito la loro Magione, e dove si svolse il processo che nel 1312 portò Papa Clemente V a decretarne la fine.

Non dimentichiamoci che i Templari furono i primi banchieri del mondo conosciuto, e che avevano fatto grossi prestiti anche al Re di Francia Filippo IV il Bello, salito al trono nel 1282, il quale, avendo svuotato le casse dello Stato anche per una guerra contro Edoardo I di Inghilterra, non poteva accettare che lo Stato perdesse degli introiti che andavano in parte alla Chiesa e in parte ai Templari, così iniziò a tassare i beni della Chiesa.

Il Papa Bonifacio VIII con la Bolla “Clericis Laicos” del Febbraio 1296, proibiva ai laici di tassare il Clero, pena la scomunica. Il Re Filippo non si diede per vinto, e nonostante la seconda Bolla “Ausculta Fili Mi”, dopo averla bruciata e averne manipolato il contenuto, accusò il Papa di averlo offeso, e con lui di aver offeso tutta la Francia. Nel 1302 Re Filippo convocò gli Stati Generali, dichiarando il papa eretico, e nel 1303, mentre questi preparava la Bolla di scomunica, lo fece catturare ad Anagni, dove fu sottoposto a varie angherie e privazioni. Dopo due giorni vi fu una rivolta popolare che liberò il Papa. La morte di Bonifacio VIII, avvenuta un mese dopo, darà il via libera al controllo della Francia sul papato e, di conseguenza, al trasferimento della sede papale ad Avignone.

Nell’ottobre del 1303 gli succedette papa Benedetto XI che morì dopo 8 mesi, forse per avvelenamento, e venne eletto Clemente V, del quale il pontificato fu condizionato dall’influenza del re di Francia Filippo il Bello.

Nel 1307 la resa dei conti. Re Filippo IV di Francia ordinò di far arrestare i Templari per consegnarli alle torture dell’Inquisizione e confiscare i loro beni.

Nel 1314 il Gran Maestro Jacques de Molay fu messo al rogo, e prima di morire giurò sulla croce che le sue ammissioni erano state rese sotto tortura, e che mai avrebbe tradito il suo Signore.

Infatti, dopo la fine ufficiale dell’Ordine, noi brancoliamo nel buio, nella leggenda. I cavalieri rimasti si dispersero, rientrarono tra i Cistercensi in Spagna e nell’ordine di Calatrava in Portogallo. Una leggenda vuole che Jacques de Molay, prima di morire, affidasse le reliquie, una parte del tesoro, e i segreti dell’Ordine, al nipote Conte di Beanyea, che riunì le fila e fu eletto Gran Maestro.

Sempre una leggenda ipotizza che il suo successore si sarebbe rifugiato in Scozia perpetrando il Magistero dell’Ordine, che sarebbe poi confluito nella Massoneria di Rito Scozzese.

La seconda matrice si rifà alla tradizione per cui de Molay nel 1314 avrebbe designato il proprio successore nella persona di Giovanni Marco Larmenius. L’Ordine sarebbe vissuto nascostamente sino alla fine del 1600 quando in Francia venne alla luce un movimento d’ispirazione templare, secondo un documento, la cosiddetta “Charta di Larmenio” che sarebbe stata via via firmata dai Maestri segreti succeduti nel tempo fino al 1705, quando vi fu la rifondazione laica dell’Ordine da parte di Filippo d’Orleans, nipote del Re Luigi XIV, che assunse il titolo di Gran Maestro e convocò a Versailles un Capitolo Generale dell’Ordine.

Dopo la rivoluzione francese seguirono varie vicende e scissioni. Nel 1894 a Bruxelles si costituì una Segreteria Internazionale dei Templari e nel 1934 si creò un Consiglio di Reggenti.

All’inizio della seconda guerra mondiale gli archivi dell’Ordine furono portati in Portogallo e affidati al Gran Priore della provincia Lusitania, Don Antonio Campello Pinto de Sousa Fontes. Nel 1942 Don Antonio fu nominato Reggente e Guardiano dell’Ordine, che assunse il nome di “Sovrano Ordine Militare del Tempio di Gerusalemme”.

Nel 1960 la Gran Maestranza è stata assunta dal figlio Don Fernando Pinto Pereira de Sousa Fontes, che è stato per 58 anni Gran Maestro e Principe Reggente dell’Ordine al quale apparteniamo.

Prima del suo decesso, avvenuto nel 2018, come sue ultime volontà e disposizioni testamentarie, ha designato come suo legittimo successore Don Albino Neves, Gran Priore del Brasile.

Questo percorso non ha impedito che si siano creati innumerevoli gruppi in Italia, in Europa, nel Mondo, alcuni con il nostro nome o similare, in quanto frutto di scissioni.

Concludo pensando che interessi sapere e capire il significato attuale del neo templarismo. Occorre focalizzare la nostra attenzione su un punto cardine: la difesa dell’unica fede, quella in Cristo. Infatti, se vogliamo approfondire la figura del moderno Cavaliere Templare, essa non può non prescindere dalle sue origini storiche cristiane.

Pertanto è improprio ormai, alla luce di quanto sta emergendo a livello di seri studi storici, sostenere una sua rinascita “moderna” su basi di rivalsa ideologica o di vendetta corporativa. A ciascuno la sua storia.

E’ invece importante, in un tempo come il nostro, ricco di contraddizioni, di smarrimento morale, di arroganza culturale monotematica (libertà = diritti, e i doveri?), specie in Occidente, costruire uno strumento che ripristini prima nell’anima e poi nell’intelletto di ciascuno, il giusto posto che spetta alla “pietas” nella vita dell’umanità, senza se e senza ma, consapevoli di essere noi i depositari di una cultura ben precisa, che occorre conoscere prima di pretendere confronti con altre realtà culturali, religiose o politiche.

Un moderno templarismo, dismessa la spada ferrea, deve saper sfoderare l’altra spada, la parola, e farne nuovamente strumento di diffusione e di cultura.

Religiosità sull’ipotesi e necessità di Dio, visto nella sua peculiare vista di Amore Assoluto tramite il Cristo, Dio fattosi uomo, compartecipe della natura dell’uomo e insopprimibile.

Papa Giovanni Paolo II ha detto: “l’uomo è come un angelo…”.

Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam

(luglio 2019)